Lo Scrittore

Submitted by Cecilia Klynne on Tue, 2007-07-10 05:18.

Boken om San MicheleBoken om San Michele

La Storia di San Michele, il libro più conosciuto di Axel Munthe, si rivelò un grande successo, quando venne pubblicato nel 1929. La sua attività di scrittore era iniziata, tuttavia, 45 anni prima.

I primi testi di Axel Munthe furono manoscritti, ma, con il tempo, a causa dell’indebolimento della vista, fu costretto a servirsi, suo malgrado, della macchina da scrivere.

La sua carriera di scrittore iniziò nel 1884, quando, in veste di medico, si trovò nella Napoli flagellata dall’epidemia di colera. Munthe vi si era recato di sua iniziativa, per prestare servizio presso l’ospedale di Santa Maddalena, e nelle lettere inviate in Svezia prendono forma le sue riflessioni e considerazioni. Confronta, tra l’altro, la sua esistenza quotidiana in Svezia priva di preoccupazioni con la miseria che affronta ogni giorno nell’ospedale per i malati di colera e per le strade di Napoli. Le lettere segnarono l’inizio del suo incarico come corrispondente all’estero per conto del quotidiano svedese Stockholms Dagblad.

Da corrispondente all’estero a rinomato scrittore

Sotto la rubrica ”Lettere da Napoli”, fu pubblicata una serie di racconti, di cui i primi cinque non recano la firma dell’autore. Queste corrispondenze di viaggio costituiscono un resoconto soggettivo ed estremamente personale di Napoli, dei suoi abitanti e dell’epidemia in atto. Lo stile originale e la commistione di realtà e poesia differenziarono i racconti di Munthe sulla povertà e sulla catastrofe dagli altri servizi giornalistici.

Munthe scrive:

Volgi il tuo sguardo su quel pallido volto appassito, dove ardono due occhi lucidi per la febbre – e vedrai l’immagine della “febbre napoletana” (in italiano nel testo, N.d.T.). Guardalo – ma fagli dono di una moneta, perché ne ha veramente bisogno; ha purtroppo ragione, quando dice di essere terribilmente affamato - l’indigenza si accompagna alla febbre, e non so se sperare che “la febbre” (in italiano nel testo, N.d.T.) passi, quando mostra più compassione di noi, salvando l’infelice bambino dalla fame e dalla miseria per condurlo al cimitero dei poveri.”. (da Munthe, 1885, p.54).

Nel testo sono presenti una notevole abilità narrativa e un innegabile impegno sociale.Gli articoli, un anno più tardi, furono distribuiti nella raccolta “Da Napoli. Corrispondenze di viaggio” (“Från Neapel. Resebref”, a cura della casa editrice P. A. Norstedts & Söners) e nel 1887 nella traduzione inglese (“Letters From a Mourning City”).
Munthe continuò a scrivere, a volte, come in “Piccoli Schizzi” Små skizzer (1888), dal punto di vista di chi passeggia per i quartieri poveri di Parigi oppure riflette sull’atteggiamento tenuto dall’uomo verso gli animali. Le acute descrizioni di luoghi, situazioni e persone risultarono nei libri “Piccoli Schizzi” - Små skizzer, “Lettere e schizzi”- Bref och skisser (1909) e “Uomini e bestie” - En gammal bok om människor och djur (1931).

Axel Munthe, una doppia natura?

Axel Munthe è stato descritto come una doppia natura a molti livelli. Era solito esprimere opinioni controverse e conduceva un’esistenza molto più ritirata di quanto avrebbe potuto, trovandosi a frequentare ambienti altolocati di orientamento conservativo. La sua visione della vita era a volte pessimistica e misantropa e attraversava periodi di depressione.

Mostrava, non di meno, solidarietà ed energico spirito d’iniziativa recandosi nelle zone colpite dalla guerra e devolvendo gran parte delle sue entrate come scrittore in opere di beneficenza.

Il dualismo esteriore ed interiore, che caratterizzò la sua vita, si rispecchia anche nella sua opera di scrittore. Munthe era affascinato dal personaggio del Faust goethiano e trattò a volte il motivo del doppio. I primi libri vengono distribuiti sotto lo pseudonimo di ”Puck Munthe”, nome che Axel prese in prestito dal suo amato cane. Da “Lettere e schizzi” - Bref och skisser, passò ad indicare il suo vero nome e, probabilmente, non fu mai sua intenzione essere un autore anonimo. Lo pseudonimo, di per sé eloquente, serviva a distinguere il Dottore dallo Scrittore – due ruoli che Munthe teneva distinti e commentava assiduamente.

Chi era Munthe Scrittore?

Bengt Jangfeldt, autore di diverse biografie di Axel Munthe, nel suo libro “Axel Munthe” ha elencato le in parte contraddittorie caratteristiche di ”felice inventiva, umorismo, soggettività ed egocentrismo, misantropia e conseguente amore per gli animali” tra le qualità più importanti della sua attività di scrittore.

Vorrei aggiungere, inoltre, che lo stile di Munthe si caratterizza come sia provocatorio che audace, con immagini forti e un marcato contenuto soggettivo.

Ciò si evince, non da ultimo, dal passo precedentemente citato, in cui scrive che il bambino povero sta meglio nella tomba che nella vita - un’affermazione che testimonia il suo atteggiamento di impegno e di sfida che non rifugge dal sollevare la questione etica della responsabilità dei ricchi e più fortunati nei confronti dei poveri e bisognosi.

Red cross & Iron cross

Le opere di Axel Munthe furono spesso ispirate da eventi esterni drammatici come malattie, guerra e sofferenza. L’esempio migliore di come la sofferenza sia fonte di ispirazione per la sua opera di scrittore, è costituito, probabilmente, da “Croce Rossa & Croce di Ferro”- Red cross & Iron cross (1916), racconto romanzato, ferocemente antitedesco, di un medico e della sua attività, che Axel Munthe scrisse dopo le sue esperienze durante la prima guerra mondiale, quando collaborò con la Croce Rossa francese presso ospedali in Francia e a Londra.

Lo pseudonimo nella prima edizione, ”A Doctor in France”, sarebbe stato utilizzato da Munthe per non urtare ulteriormente la sensibilità della regina Vittoria, la cui visione della guerra era diametralmente opposta a quella di Munthe.Lui, che simpatizzava con Inghilterra e Francia, prese posizione sia contro i generali tedeschi sia contro il sentimento filotedesco della Svezia Nell’edizione successiva, “Croce Rossa & Croce di Ferro” - Red Cross & Iron Cross (1930), pubblicata con il suo vero nome, aggiunge una nuova prefazione in cui attenua i toni polemici e giustifica i duri attacchi contenuti nel libro.

Munthe scrive:

…it was written sur pied de guerre in every sense of the word, it was written in pain and in anger.” (da Munthe, 1930, p. 5)

Insiste, però, nel precisare che quanto ha scritto era la verità che aveva allora davanti agli occhi. Quanto scritto a proposito della guerra è, in altre parole, vero, ma, allo stesso tempo, in un certo senso, non corrisponde a verità. Così facendo, corre ai ripari e conclude che non è responsabile di quanto ha scritto, ma è responsabile di esserne stato responsabile allora, nel momento in cui scriveva. È una presa di posizione complicata, e si è tentati di concludere che l’ambiguità è tipica di Munthe.

Volendo prendere le sue difese, si potrebbe sostenere che si tratta di un ripensamento dettato da una maggiore consapevolezza, ma il modo in cui stravolge il libro, servendosi della prefazione, contraddice il coraggio, da me evidenziato in precedenza, perché Munthe non conferma né ritira la sua presa di posizione.

Axel dimostrò di possedere innate doti letterarie e si circondò di amici intellettuali di imponente levatura come Carl Snoilsky, Anne Charlotte Leffler, Karl Warburg, Helena Nyblom, Bjørnstjerne Bjørnson och Jonas Lie. A Capri furono suoi ospiti gli scrittori Oscar Wilde, Henry James, Rainer Maria Rilke, Rebecca West ed Ellen Key.

È con soddisfazione che si evidenzia che la cerchia degli amici di Munthe si componeva di uomini come di donne e che non sembra fare alcuna distinzione. Nonostante la misantropia, che si è voluta ascrivergli, trovarono posto nella vita e nell’opera letteraria di Munthe i più svariati personaggi: uomini e donne, poveri e ricchi, animali ed esseri umani.

Sarebbe, in conclusione, errato volerlo definire un pessimista. Perché – come qualcuno, molto saggiamente, ha osservato – i pessimisti non scrivono.

Emma Strindmar Norström
Studente di letteratura, presso l’Università di Stoccolma