Casati in subbaffitto

Submitted by Cecilia Klynne on Wed, 2007-09-26 12:14.

The Marchesa Luisa Casati by Adolph de Meyer, Venice, 1912
Image of the Marchesa Casati © Ryersson & Yaccarino/The Casati ArchivesThe Marchesa Luisa Casati by Adolph de Meyer, Venice, 1912
Image of the Marchesa Casati © Ryersson & Yaccarino/The Casati Archives

Il primo giugno 2007 sono trascorsi 50 anni dalla morte della stravagante marchesa italiana Luisa Casati Stampa, ma la sua leggenda è più viva che mai e viene continuamente riscoperta.

Dal 1912 al 1927 Munthe affittò Villa San Michele a Luisa Casati Stampa (1881-1957). Con spirito eccentrico, sensuale ed estremamente bizzarro, la marchesa trasformò Villa San Michele in qualcosa di più simile ad un palcoscenico teatrale che al museo di opere d’arte, creato da Axel Munthe come testimoniano le fotografie.

La sua servitù fu alloggiata nella Foresteria
Munthe rimase scandalizzato dalle intemperanze della Casati Stampa nella villa, ma deve aver nutrito per lei, allo stesso tempo, una sorta di ammirazione. Quando Munthe le rimprovera i radicali cambiamenti nella villa, gli risponde.

Il Dottore sa bene, che nessun altro sopporta di vivere a lungo in questo posto, a parte me. (in Bonde 1946, pp. 73-79)

Jessica Brett Young

Negli anni ’20, Munthe tenta, in più occasioni, di liberarsi della Casati, ma senza successo.

Munthe e la Casati si sono trascinati a vicenda in un fuoco incrociato di denuncie e citazioni. (Da Brett Young a Martin Secker 10/8 1920).
Secondo Jessica Brett Young, Munthe dice della sua inquilina quanto segue ”Per quanto sia riuscito a domare la mia selvaggia inquilina, riducendola a una provvisoria sottomissione, le prospettive future rimangono molto incerte e l’impulso di afferrarla per la sua chioma rossa e scagliare la sua carcassa emaciata nel dirupo, è più forte che mai.”

Faith e Montague Compton Mackenzie avevano una certa familiarità con la Casati.

Due gazzelle dorate facevano la guardia ai lati del pesante portone d’ingresso, aperto da un lacchè di colore, vestito per l’occasione in un frac di velluto con pantaloni al ginocchio. Il cicisbeo si aggirava leggiadro per l’atrio annunciando che la marchesa era pronta a ricevermi e che in breve ci sarebbe stato servito il te sotto la pergola. Mi avviai verso il salone ed entrai. Sorpresa non è la parola adatta per descrivere la mia reazione, quando vidi la padrona di casa distesa sulla grande pelliccia di orso davanti all’ampio camino, completamente nuda. (da Bonde 1946, p.176)

Nel 1925 Luisa Casati Stampa abita ancora a San Michele. I pettegolezzi riportano che Munthe si rifiuta di rinnovarle il contratto di affitto, ma che lei, senza essere invitata, ritorna ad occupare la villa. Quando tralascia di pagare l’affitto, Munthe la cita in giudizio. Fanno, in fine, pace, e la stravagante marchesa si vede prolungato il contratto di altri tre anni.

Wivica Ankarcrona

Wivica Ankarcrona confida al fratello Sten riguardo Munthe e la Casati: "non fa che ripetere di essere tanto povero, ma ha ora affittato San Michele per una rendita di 70 000 lire annue a quella stessa marchesa che ha trascinato davanti al giudice, per tentare di liberarsene prima dello scadere del contratto. È impossibile capire cosa gli passa per la mente!" (Wivica Ancarcrona a Sten Ankarcrona 19/11 1925 e 8/12 1927)

Erdeös scrive:

Durante i soggiorni della marchesa a Capri, capitava che anche il dottor Munthe si recasse in visita a San Michele. I loro incontri avvenivano con la luna piena. La coppia passeggiava a braccetto lungo il viale di cipressi per contemplare dalla sfinge l’astro (Massimino). Sono gli stessi anni che Munthe passa chiuso nella sua torre a scrivere La Storia di San Michele. (in Levente Erdesös, 1998, p. 55)

Il Principe Lennart Bernadotte

Nel 1927 il nipote di Vittoria, il Principe Lennart Bernadotte viene a Capri e fa visita a Luisa Casati Stampa nella villa. Annota nel suo diario ”la bella e simpatica marchesa. Di rado, come da lei, ho potuto vedere tante cose belle nello stesso momento. Si susseguivano una meraviglia dopo l’altra. Scattai diverse fotografie, che mi auguro siano venute bene. Si dimostrò tutto estremamente interessante, non ultima la padrona di casa” (da Levente Erdeös, 1998, p.55)

Anders Lindström