Ipnosi e musica come terapia

Submitted by Cecilia Klynne on Wed, 2007-07-11 21:37.

Foto: Peter de RuFoto: Peter de Ru

Uno dei segni distintivi di Villa San Michele sono le collezioni di antichità, opere d’arte e oggetti di rara bellezza lasciati da Axel Munthe. Sono presenti nella villa, tra i tanti altri capolavori, due raffigurazioni del dio Hypnos.

Munthe aveva un legame particolare con il dio del sonno della mitologia greca, figlio della notte, e fratello di Tanatos. Ne La Storia di San Michele di Munthe è continuamente sottintesa l’intima relazione tra il sonno e la morte.

Dopo aver letto il libro, un’autentica storia di fantasmi, questa conclusione mi accompagna in tutti gli incontri con Munthe nella letteratura che lo riguarda.

Considero la presenza del dio nella villa una conferma della fascinazione di Munthe per questa tematica. Hypnos ha prestato il suo nome a un ramo della medicina sviluppatasi a fine Ottocento, che coinvolse profondamente il neomedico Munthe. Le nevrosi erano di moda nella Parigi, dove Munthe divenne il più giovane di cui si avesse mai avuto notizia. Per Munthe, dopo la tesi sulle emorragie al momento del parto, fu naturale interessarsi al trattaemnto delle donne isteriche e nevrotiche. Queste accompagnano la sua carriera di medico e rendono la Storia di San Michele una documento di storia coinvolgente. Nelle isteriche di Munthe si riconoscono le isteriche di Freud. Gli anni e l’atmosfera, che le circondano, sono le stesse.

Anche il rinomato medico Jean Martin Charcot si occupava di queste donne nell’ospedale La Salpêtrière. I suoi metodi costituirono le basi dell’ipnosi e alle sue dimostrazionie furono presenti, tra gli altri, Sigmund Freud. Ne La Storia di San Michele Munthe si definisce collega di Charcot. Questo ruolo è stato, più volte, messo in dubbio e non è credibile; questa è una delle ragioni per cui insisto a definire il suo libro una storia di fantasmi e non una biografia. Munthe è, comunque, ben inserito nella cerchia di Charcot. Egli fu probabilmente tra quanti assistettero agli spettacoli che il maestro dell’ipnosi mise in scena alla Salpetriere. Le dimostrazioni, durante le quali Charcot, in diversi modi, ipnotizzava le sue isteriche, inducendole a tutti i tipi di comportamento possibili e impossibili, erano aperti al pubblico e molto frequentati.

Axel Munthe descrive donne che annusano l’ammoniaca convinte che si tratti di profumo o mangiano pezzi di carbone come fosse cioccolata.

Critica tutto ciò come ricerca di sensazionalismo. Questa spettacolarizzazione viene bollata come dannosa per le donne usate come cavie. Le ragazze di Charcot, tranne rare eccezioni, finirono alla Salle de Agités, il manicomio.

Questo giudizio può sembrare ingiusto. Quando la Storia di San Michele viene pubblicata i decenni in cui erano apprezzati gli esperimenti di Charcot, appartengono al passato e l’autore può in tutta sicurezza porsi con nuove certezze.

Ho un ulteriore motivo per dubitare della veridicità biografica di Munthe. Non ha nessuna pretesa di raccontare la verità, ma un forte desiderio di raccontare una buona storia. Il genere del romanzo prende il sopravvento, e gli viene concesso di farlo. Munthe non è un biografo, è un narratore di storie, e si autocelebra volentieri.. Ammette, comunque, la grande influenza di Charcot, e non rifiuta l’ipnosi in quanto tale. È sulla base di conoscenze più recenti e più accurate nel campo dell’ipnosi che Munthe ridimensiona le teorie di Charcot sull’ipnosi.

Ma come si pone Axel Munthe riguardo l’ipnosi?

Il dio della sua amata villa ci fornisce un indizio. L’ipnosi è, a mio parere, intimamente legata al sonno, alla calma, al riposo. I fondamentali vantaggi dell’iponosi sono la capacità di alleviare il dolore, la sofferenza e l’angoscia.

Può e deve essere utilizzata durante le operazioni chiururgiche e al momento del parto. Il suo potere fondamentale e il fine per cui Axel Munthe sembra essersene maggiormente servito è principalmente il suo effetto tranquillizzante sui pazienti agonizzanti. Munhte ringrazia l’ipnosi per avergli permesso di aiutare molti soldati durante la prima guera mondiale a morire con il sorriso sulle labbra.

Per Axel Munthe l’ipnosi sembra rientrare anche in un complicato gioco dalla volontà. In qualità di medico, è necessario imporsi come il più forte e mantenere questa posizone. I capitoli de La Storia di San Michele dove descrive le sue prove di forza, sono tra i più avvincenti. Dopo aver definito il rapporto di forza, il paziente può essere amorevolmente condotto a capire cosa è meglio per se stesso, o più spesso trattandosi di Munthe, per se stessa.

I suoi metodi terapeutici, spesso anticonvenzionali, come l’ordine di comprare un cane, sono meglio classificabili come prove di psicologia.

Sebbene rifiuti la psicoterapia definendola ”nonsens”, Axel Munthe sembra avere la rara capacità di sfruttare l’inconscio dei suoi pazienti. La variabile più importante in una terapia di successo è la speranza. I pazienti vengono suggestionati a credere nella loro guarigione. Munthe non mente mai ad un paziente per quanto riguarda la sua condizione, ma si guarda bene dal dare più informazioni del necessario. Nessuno sta meglio sapendo che la sua condizione di salute è senza speranza. Una conoscenza troppo precisa infonde angoscia e conduce a una morte straziante di un tipo che Axel Munthe non augura a nessuno.

Nel libro La Storia di San Michele, Munthe descrive i suoi precoci incontri con la Morte. Dopo essersi dapprima volto dall’altra parte per non affrontare questo demone, nel giovane Munthe si fa strada il desiderio di caprie l’Incorrutibile.

Munthe scrive:

iniziai a capire che anche lui aveva il suo compito, come io avevo il mio, e che in fondo eravamo colleghi.

Non vengono forse alla mente, a questo punto, Tanatos ed Hypnos, la notte e il sonno, i fratelli divini, fianco a fianco? Axel Munthe mi appare come un’incarnazione del suo amato dio. Il riferimento sottinteso al sonno e alla morte si carratterizza come sempre più forte.

Il sonno ipnotico non è uguale al sonno naturale. É, invece, qualcosa che va trattato con attenzione. La suggestione e il trattamento ipnotico vanno operati in uno stato di veglia. La stessa convinzione Axel Munthe sembra averla per quanto riguarda i medicinali; usa volentieri iniezioni di morfina per lenire le sofferenze dell’estrema agonia prima della morte, ma è scettico ad ussare le medicine su chi è ancora vivo.. Wivica Ankarcrona, che abitò a Capri nello stesso periodo di Munthe, è un esempio evidente. Bengt Jangfeldt, nella sua esaustiva biografia di Munthe, la chiama ”ammalata professionale”. Ankarcrona, in più occasioni, consulta il dottor Munthe. Egli condanna il trattamento a base di iniezioni e gocce prescritto dal suo precedente medico e la porta, invece, a passeggiare. La stessa regina Vittoria viene criticata da Munthe quando alla fine della sua vita fa ampio uso di morfina.

Le droghe sono per chi sta morendo, non per quanti possono ancora vivere.

Un dottore insonne che non può o non vuole curarsi. Mi formo questa immagine di Axel Munthe, quando leggo i suoi scritti e i testi che lo riguardano; è completata da indizi di ipocondria, un grande bisogno di solitudine e una forte inclinazione alla depressione. Ma presenta molte sfaccettature. Il suo umorismo, molto evidente ne La Storia di San Michele, la sua passione per la musica, il suo profondo amore per la natura , gli esseri umani e gli animali sono solo alcune caratteristiche. Qeuti aspetti sembrano contraddirsi. Ma è poi vera contraddizione? Il bisogno di solitudine è comprensibile in un individuo il cui mestiere e il cui lavora sono costituiti dall’ascoltare continuamente. Munthe sottolinea contnuamente l’importanza della fiducia tra paziente e medico, ed egli fu in grado di guadagnarsi la fiducia attraverso la capacità di ascoltare e e capire. L’umorismo diventa modo spontaneo di sopportare una realtà dove non manca mai Tanatos.

Per finire è presente la musica, è una presenza costante, in tutto quello che Axel Munthe fa. Nel suo romanzo viene a formare una melodia silenziosa con il tono della morte e della quiete da me precedentemente citati.

Considero interessante che tanti di quanti parlano della vita del dottore annoverino la musica tra le caratteristiche più importanti della vita di Munthe, come sottofondo costante della sua opera di scrittore e della sua vita, ma non approfondiscano l’argomento. Nessuno parla specificamente di Munthe e della musica, ma tutti sono appassionatamente convinti dell’importanza della musica nella vita di Munthe.

Pomeriggi musicali di vario tipo furono organizzati a San Michele. Ne La Storia di San Michele viene descritta la celebrazione della locale Festa di Sant’ Antonio. Una banda fatta venire per l’occasione accompagna le celebrazioni tradizionali con un concerto di mezanotte e una messa mattutina.

Segue una scatenata festa a San Michele. La banda suona fino a sputar sangue e spaccare i timpani.

In un’altra occsione l’ambasciatore americano di Roma si unisce al quartetto di Baltimora per i concerti estivi a San Michele. La regina Vittoria durante i suoi soggiorni a Capri si sedeva spesso al pianoforte nella cappella. Axel Munthe la accompagnava cantando con la sua bella voce di baritono. Le dava la schiena per abbracciare con lo sguardo il mare Munthe stesso suonava. Il cugino Fredrik Lund testimonia che Axel suonava volentieri quando gli veniva chiesto e si sedeva al pianoforte quando era nervoso. Sebbene fosse un autodidatta e si dedicasse all’improvvisazione, sembra che la sua maniera di suonare fosse molto apprezzata. Al pianoforte l’inquietudine diveniva armonia. Poteva rimanervi per delle ore.

In questo scorgo, nonostante tutto, un possibile rimedio. La musica non fa dormire Axel Muthe, ma lo mette a distanza di sicurezza dal mondo esterno. La musica diventa per lui la soluzione che l’ipnosi è in grado di concedere ad altri.

Le mani magiche di Munthes trovano uno strumento per curare se stesso. Al pianoforte l’incarnato Hypnos può tenere a distanza il temuto fratello.

Significativamente anche la descrizione della morte dell’autore ne La Storia di San Michele si conclude con la riappacificazione dei due fratelli. Tanatos viene confuso con il fratello, quel dio che Axel Munthe ha sempre onorato. La morte è divenuta bella. Munthe, che ha accusato Tanatos di tormentare inutilmente le sue vittime viene rassicurato che a tutti quelli che muoiono viene concesso un po’ del filtro del sonno eterno, un rimedio per il dolore, prima che venga loro inferto il colpo della morte.

Sono convinto che Axel Munthe trovasse nella musica una sorta di terapia personale. Non è impossibile che praticasse la terapia della musica anche sui suoi pazienti. Quanti lo hanno sentito cantare o suonare testimoniano che si intrattenevano volentierie a lungo per ascoltarlo. Non vi è possibilità di dubbio che la musica era una presenza costante e costituiva uno dei legami tra Munthe e la regina Vittoria, dal primo momento in cui si incontrarono.

Non ci sono testimonianze che Munthe usasse la musica come terapia, ma sono convinto che bisogna evitare di sottovalutare il suo amore per il canto degli uccelli.

Munthe anela continuamente a scappare dalle grandi città per tornare al canto degli uccelli a Capri. È probabile che i pazienti a cui ordinava di lasciare la città per la campagna ricevsessero il consiglio per la stessa ragione. Il canto e la msica, in tutte le sue forme, furono indubbiamente rimedi efficaci per Axel Munthe.

Klara Möller Norén
Laureato di lettere presso l’Università di Stoccolma