Foto: Peter de Ru
Melberg scrive:
Qualcosa di Capri scatenava e scatena la fantasia letteraria. Perfino il suo celebre profilo, che svetta avvicinandosi all’isola, invita a fantasticare di draghi e sirene … e di molto altro ancora: mistero, violenza, passione. Già il primo scrittore ad occuparsi dell’isola, il romano Svetonio (130 d.C. ca.), evoca fantasie erotiche di amore e morte ai tempi dell’imperatore Tiberio sull’isola.
Bisogna, poi, attendere la fine dell’Ottocento con ”la scoperta” della Grotta Azzurra (1826), perché i viaggiatori del Nord inizino a recarsi a Capri, per conoscere il Sud più autentico.
Il primo è H.C. Andersen, il cui romanzo – Improvisatoren- si conclude nella grotta già divenuta celebre: qui si abbatte la morte, accadono miracoli e sboccia l’amore.
Alla fine dell’Ottocento arrivano sull’isola le colonie straniere: per prima la tedesca, seguita dalla colonia inglese e, poi, da quella russa. Rilke scrive poesie su Capri nel 1907, Gorkij si occupa di un intero contingente russo intorno al 1910, gli inglesi Norman Douglas e Compton Mackenzie scrivono negli anni Venti i grandi romanzi nei cui personaggi i lettori riconoscono i turisti che passano l’inverno sull’isola, dedicandosi, per lo più, ad intrighi e festini erotici – di preferenza omosessuali.
Graham Greene compra casa ad Anacapri negli anni Quaranta, e vi si reca, regolarmente, nei successivi quarant’anni, perché qui scrive ”più in un mese” di quello che, di solito, riesce a scrivere in mezzo anno.
L’isola diventa, inoltre, un rifugio per gli italiani che non si riconoscono nel regime della terra ferma – Alberto Moravia, Elsa Morante, Mario Soldati – e tutti scrivono romanzi di amore e morte.
Pablo Neruda vi trascorre alcuni mesi nel 1952, per motivi anche politici, dedicando il suo tempo a scrivere appassionate poesie di amore.
L’isola attira, inoltre, la singolare categoria di costruttori-scrittori. Il primo è Axel Munthe con San Michele, segue, all’altro capo dell’isola, il decadente conte Jacques d’Adelswärd Fersen con Villa Lysis, e, quindi, il grande figlio dell’isola, Edwin Cerio, con molteplici case e scritti, per finire con Curzio Malaparte con una casa come me di fronte agli scogli di Faraglione. Si dedicano tutti alla scrittura: Fersen compone poesie sulle orme di Baudelaire e romanzi che trattano di splendidi fanciulli, Malaparte scrive cruenti romanzi sulla seconda guerra mondiale, Munthe, naturalmente, si dedica alla stesura de La Storia di San Michele, che garantisce all’isola una nuova ondata di turisti: la sua villa, va detto, è l’unica, delle molte celebri ville dell’isola, ad essere aperta al pubblico.
Questa offre anche un’oasi per l’attività culturale svedese, un tocco di rassicurante tradizione scandinava nel mezzo della burrascosa e mitica Capri. Gran parte della migliore letteratura contemporanea su Capri – i testi di E. R. Gummerus, Göran Börge, Levente Erdeös – ha preso forma nell’ambiente svedese di San Michele.
Arne Melberg
docente di letteratura presso l'Universtià di Oslo