
Di ritorno da una visita presso alcuni amici in Lapponia, dopo aver trascorso la notte in una piccola casa sul torrente, Axel Munthe trova al mattino il suo ospite Anders intento ad osservare, pensosamente, le orme nella neve sotto la finestra di Munthe.
Durante la notte si sono avvicinati sia il lupo sia l’orso. Per tutta la notte la civetta ha cantato e il tuffolo ha fatto sentire, senza sosta, il suo richiamo dal lago.
Munthe scrive:
Non so spiegare tutto ciò, fa notare il signor Anders, dopo il tramonto, di solito, il bosco sprofonda in un silenzio di tomba”.
Non erano solo gli animali che, per ragioni inspiegabili e misteriose, cercavano Axel Munthe; il suo fascino attirava anche le persone.
Sia che scelga di stabilire il suo studio a Roma che a Parigi, l’alta società di tutto il mondo si affolla nella sua sala d’aspetto.
Munthe diventa un dottore alla moda. Di che natura era l’energia che emanava, in grado di curare e dare sollievo alle malattie, in particolar modo, di ordine neurologico? Qual era il suo enigmatico segreto?
Ultimo di tre figli, trascorse i primi dieci anni della sua vita nello Småland. Era nato il 31 ottobre 1857 e suo padre possedeva una farmacia. Entrambi i genitori avevano inclinazioni artistiche, dote ereditata da tutti i figli. Axel ne darà dimostrazione più tardi nella vita, quando intraprende la carriera di scrittore e si attesta come autore, tra le altre opere, del famoso libro La storia di San Michele, distribuito nel 1929 e, da allora, ristampato più volte. Lo stile della narrazione è coinvolgente.
Si viene trascinati nella sua, a tratti faticosa, ricerca di realizzare il suo ideale di bellezza – la costruzione di San Michele - e si soffre insieme con lui per i destini mutevoli che, così appassionatamente, descrive.
È anche un musicista di talento, sia con la chitarra sia con il pianoforte, e intrattiene i suoi amici con il canto e l’improvvisazione.
La cugina, Sofia Lund, lo descrive come testardo, incline alla burla e con un profondo amore per gli animali. Il padre di Munthe era molto severo e la vita familiare era improntata da una forte devozione religiosa – i cui interrogativi sulla vita e sulla morte lo accompagneranno per tutta la sua esistenza, influenzando la sua futura opera di scrittore.
Determinante durante la sua infanzia fu il fatto che gli fece da balia una persona molto speciale, di nome Lena.
Era l’unica a cui egli si sentiva emotivamente legato e portava ad Axel piccoli animali, come ricci e topolini, con cui giocare. Convinta di procurargli poteri magici gli legò al collo un dente di lupo e sgozzò un corvo per versare nel latte gocce del suo sangue. Con queste premesse, non possiamo meravigliarci che Munthe consideri esseri magici, gnomi e spiriti, reali su questa terra quanto gli esseri umani.
Dopo il trasferimento a Stoccolma, all’età di dieci anni, seguì un inizio scolastico non particolarmente brillante.
È solo quando scommette con il padre duecento corone che salterà l’ultimo semestre e prenderà la maturità quello stesso anno, che porta a termine gli studi e viene promosso. Si iscrive, di seguito, alla facoltà di medicina presso l’Università di Uppsala.
Agli anni come studente risalgono le testimonianze che lo descrivono generoso e di indole appassionata. capace di commuovere con le parole i compagni di corso. Si propone di terminare gli studi di medicina e discutere la tesi ad Uppsala, ma i suoi progetti vengono meno a causa del suo fragile stato di salute. Viene mandato nel sud della Francia per curarsi e proseguire gli studi per diventare medico.
L’impegno per l’Umanità e la Scienza lo accomuna, da ora in poi, con persone che nutrono gli stessi interessi e con cui stringe rapporti al di sopra delle diverse nazionalità. Il mondo si schiude davanti a lui e Munthe muove il primo passo nella vita da cosmopolita.
Tale sfida ben si addice al suo temperamento, incline ad indagare quanto è ancora sconosciuto in materia di culture e di genti diverse. L’apertura verso l’Europa caratterizzerà l’intera sua prolifica opera. L’Europa diventa la sua casa.
All’università di Menton, Munthe entra in contatto con luminari della medicina francese del livello del celebre professore di ginecologia Courty, alle cui lezioni, tenute a Montepellier, gli è permesso partecipare. Dopo alcuni anni a Montpellier, si trasferisce a Parigi, per concludere gli studi presso la facoltà di medicina della Sorbonne. Fa pratica presso il famoso ospedale La Salpêtrière, dove assiste agli esperimenti del rinomato neurologo Jean Martin Charcots nel campo, tra l’altro, dell’ipnosi praticata a donne mentalmente instabili. Gli studi sotto la guida dell’illustre chirurgo Tillaux presso l’ospedale Hôtel- La Salpêtrière Dieux contribuirono, a loro volta, alle conoscenze di Munthe nella sua futura professione. Dopo un periodo breve, ma intenso, discute la tesi nell’estate del 1880 e diventa il più giovane laureato in medicina della Francia.
Il motivo per cui Munthe portò a termine gli studi a velocità sorprendente, fu un soggiorno a Capri che cambiò per sempre la sua vita.
Dopo una lunga ed estenuante scalata fino alla cima più alta dell’isola trova su una roccia una cappella diroccata, San Michele, e rimane incantato dal panorama che abbraccia il golfo di Napoli.
Si innamora del posto e prende la decisione di procurarsi i mezzi necessari per acquistare la cappella con le terre circostanti.
Questo è il luogo dove intende costruire la sua futura casa. L’amore di Munthe per l’Italia, per Capri e i suoi abitanti lo accompagnerà per tutta la vita e San Michele, portata a compimento nei successivi venti anni, diventerà la sua seconda casa. Questo luogo, di una bellezza spirituale incantevole, accoglie oggi visitatori di tutto il mondo.
Lo spirito di Munthe sopravvive, in tal modo, come una brezza che accarezza le colonne dell’abbagliante villa sulla cima di Anacapri
Tornato a Parigi, apre uno studio e acquista con il tempo una clientela che non fa che aumentare. Ad ogni possibile occasione, fa ritorno a Capri e con il tempo getta le basi di San Michele. Sotto la piccola cappella trova resti di epoca romana appartenenti alla villa dell’imperatore Tiberio. La terra è ricca di tali tesori, di cui Munthe si occupa con cura e che diventano il primo nucleo della collezione di antichità presente oggi a San Michele.
Il duro lavoro fisico lo rende felice e al suo fianco lavorano molti abitanti di Capri, umili e poveri, che diventano anche amici di Munthe.
In cambio, cura gratuitamente i malati dell’isola. Considera la sua professione una vocazione e rifiuta categoricamente di essere pagato per la sua attività. Il suo impegno e la beneficenza lo rendono caro al cuore dei Capresi che danno grande valore alla sua presenza sull’isola. Non è solo per gli abitanti di Capri che diventa insostituibile. L’impegno per i suoi simili oltrepassa i confini dell’isola
Ovunque imperversi un’epidemia, è lì che si reca, per prestare assistenza come medico, spesso a rischio della sua stessa vita.
La compassione e l’interesse per ogni essere vivente sono la base della sua profonda consapevolezza della natura umana e delle condizioni dell’esistenza. Si dimostra, inoltre, sempre generoso nel contribuire alla beneficenza in favore dei più bisognosi – sia che si tratti di animali che di esseri umani. Si riceve l’impressione che in alcune occasioni preferisca aiutare i poveri e bisognosi e trattenersi nel loro mondo, piuttosto che ricevere nel suo studio i pazienti ordinari.
Dall’ospite, presso cui si intrattiene in Lapponia, gli capita di leggere un articolo sull’epidemia di colera che flagella Napoli.
Interrompe immediatamente il suo soggiorno e con il primo treno disponibile intraprende il viaggio verso la città sofferente, incurante di un possibile contagio.
Tali slanci contribuiscono alla sua celebrità e riceve riconoscimenti ufficiali. Descriverà le sue esperienze a Napoli in articoli che verranno pubblicati nel quotidiano svedese Stockholms Dagblad, riscuotendo un grande successo in Svezia.
Munthe debutta come scrittore e ottiene una vasta risonanza a livello internazionale, un successo che gli apre le porte dei circoli letterari di Parigi.
Le nuove amicizie comprendono anche membri della famiglia reale svedese, tra cui il Principe Eugenio che studia pittura a Parigi.
Munthe diventa il suo medico, ma i due diventano anche buoni amici. Nelle sfere altolocate, il Dottor Munthe è apprezzato sia come amico sia come professionista e, in breve, si afferma come il più rinomato dei medici di Parigi, annoverando tra i suoi pazienti l’aristocrazia sia svedese sia straniera.
La solidarietà verso il prossimo e l’intuito psicologico, affinato attraverso gli anni, gli spalancano le porte delle case e dei cuori di tutti.
Diventa un cittadino del mondo con la missione, umana e professionale, al di sopra di tutte le frontiere, di migliore amico e benefattore dell’Umanità.
La considerazione degli uomini come suoi simili invita alla fiducia, e non solo gli esseri umani, ma ogni essere vivente, cane come uccello, può essere sicuro di trovare in compagnia di Axel Munthe l’attenzione di cui ha bisogno.
Il richiamo di paesi posti più a sud, si fa sentire più forte e decide di spostare il suo studio, dopo una parentesi a Capri, a Roma. Nel 1890 si stabilisce a piazza di Spagna nella casa, un tempo, dimora del poeta Keats.
Con sé porta gli amati cani e una piccola compagnia di capresi composta di un’anziana signora e due giovani sorelle che si occupano della casa. Inizia la sua attività e stabilisce presto contatti, anche a Roma, con le colonie straniere, tra cui i diplomatici inglesi, il cui ambasciatore, Lord Dufferin, diviene suo personale amico.
Attraverso Dufferin, Munthe viene presto introdotto alle famiglie altolocate di Roma e presentato alla casa reale italiana. Questi, a loro volta, lo tengono in grande considerazione e, a questo punto, egli può rallegrarsi di essersi saputo inserire con successo, come già a Parigi, anche a Roma.
Viene stimato, ora, un vero cosmopolita il cui campo di azione e le cui amicizie travalicano tutte le distinzioni sia sociali sia geografiche - abbracciando tutta l’Europa. Axel Munthe è la personificazione dell’Europeo.
La sua capacità di comprendere la problematica universale umana, la sua conoscenza del mondo e il suo coinvolgente interesse per l’arte e la vita considerati un sacramento – una vocazione – attirano le persone.
L’amicizia del principe Eugenio, gli procura la fiducia della famiglia reale svedese che affida alle sue cure la salute instabile della Principessa Vittoria, erede al trono. Questa responsabilità cambierà il resto della sua vita.
L’amicizia di Munthe e della principessa ereditaria Vittoria, si trasforma con gli anni in un’intesa intima e profonda. Condividono i medesimi interessi, tra cui la fotografia e la passione per i viaggi.
Diventa, in seguito, suo medico personale e quando Vittoria sale al trono, medico di corte. Il cosmopolita inizia a volgere il suo cammino verso il nord, da cui si era allontanato da giovane.
Con gli anni è la salute dello stesso Munthe a declinare. La vista si indebolisce e non sopporta più il sole abbagliante di Capri. Continua, nondimeno, a seguire la sua vocazione. A quasi sessanta anni di età e quasi del tutto cieco, è attivo come medico della Croce Rossa sul fronte della Prima Guerra Mondiale. Lavora fianco a fianco di soldati francesi e inglesi, come fossero suoi connazionali.
Come medico di corte della Regina Vittoria, Axel Munthe risiede per motivi professionali in Svezia e al palazzo reale di Stoccolma per periodi sempre più lunghi. A palazzo dispone di un piccolo appartamento, dove trascorrerà gli ultimi anni della sua vita. Il cittadino del mondo è, finalmente, ritornato a casa.
Weronika Bonnerius
Studente di letteratura, presso l’Università di Stoccolma