Foto: Peter de Ru
Accade che sconosciuti mi telefonino a casa, informandomi che vorrebbero venire a stare da me per qualche giorno. Il mio recapito telefonico si differenzia, infatti, per un solo numero da quello dell’ostello locale.
Non è mai accaduto, però, che mi inviassero, per sbaglio un’e-mail, e credo che si tratti dell’ennesimo errore, quando un giorno, all’improvviso, ne ricevo una con la richiesta di scrivere di Axel Munthe. Non ho mai sentito parlare di un Axel Munthe, ma accetto, comunque, l’incarico.
Ai giorni nostri, fortunatamente, è molto semplice prendere informazioni su argomenti e persone. Ed è in una bella giornata di primavera che decido di passeggiare fino alla biblioteca comunale per vedere se riesco a trovare qualcosa su questo Munthe. Nella raccolta biografica di svedesi illustri trovo un Axel Munthe, nato nel 1857 ad Oskarshamn. Munthe divenne nel corso della sua vita un noto medico e scrittore e fu per molti anni medico di corte e medico personale della Regina Vittoria. Concludo che deve trattarsi del Munthe che cerco e vado avanti nella lettura.
Munthe si laureò in medicina all’università di Parigi ad appena 23 anni, divenendo il più giovane laureato in medicina della Francia. Aprì, poi, il suo primo studio nella città in cui risedette, più o meno stabilmente, nei successivi anni. In questo periodo frequentò assiduamente gli artisti svedesi presenti a Parigi, tra cui August Strindberg, Carl Larsson ed Erns Josephson. Sono gli stessi anni in cui incontrò e sposò Ultima Hornbert.
La coppia si separò otto anni più tardi. Munthe lasciò Parigi e iniziò per lui un periodo difficile. La fama e la celebrità aumentarono, ma Munthe soffriva di depressione e si spostava senza pace per l’Europa. Fu solo nel 1897 che si stabilì, in maniera più permanente, nella casa dei suoi sogni e per la cui realizzazione aveva lavorato per anni - Villa San Michele a Capri.
A Capri Munthe divenne una persona benvoluta. La stima si rafforzò per il suo impegno a curare gratuitamente i poveri dell’isola.
A San Michele mise insieme, attraverso gli anni, una collezione ragguardevole di antichità e opere d’arte, che alimentò il turismo e attirò artisti ed altezze reali.
La fama di San Michele aumentò con i successi di Munthe come scrittore. I racconti, tra l’altro, delle sue esperienze come medico durante l’epidemia di Colera a Napoli e del periodo in cui prestò servizio per la Croce Rossa durante la grande guerra, si rivelarono dei successi sia quando vennero pubblicati come articoli in quotidiani sia quando, più tardi, vennero stampati come libri. Successo senza pari ebbe, però, la sua, in parte autobiografica, La Storia di San Michele, il più grande successo letterario in lingua svedese di tutti i tempi.
Nel 1907 Munthe si risposò con Hilda Pennington Mellor. La coppia ebbe due figli, ma anche questa unione non si rivelò fortunata e la coppia si divise nel 1919.
Munthe morì nel 1949 al palazzo reale di Stoccolma, dove si era stabilito su invito del re Gustavo V, è quanto leggo a conclusione della sua biografia, prima di chiudere l’enciclopedia. Sono stupito. Come è stato possibile studiare lingua e letteratura svedese per anni, senza sentire mai parlare dell’autore del più grande successo letterario svedese di tutti i tempi? Con questo pensiero, cerco il libro nel catalogo della biblioteca. Molte copie sono in prestito. È la conferma che si tratta di un libro ancora molto richiesto. La biblioteca di Bagarmossen ha ancora a disposizione un esemplare dell’opera. Mi dirigo lì immediatamente.
Giunto, finalmente, a destinazione, trovo altri due libri interessanti. Il Libro su villa San Michele di Axel Munthe mi fornisce ulteriori informazioni sui viaggi che, tranne brevi intervalli, si susseguirono per 67 anni.
I viaggi lo portarono a visitare innumerevoli posti, ovunque nel mondo, ma non si trattava quasi mai di viaggi di piacere.
Nel 1881, per esempio, all’inizio del suo viaggio di nozze, Munthe offrì il suo aiuto di medico durante l’epidemia di tifo a Capri. Lo stesso anno fu attivo tra i soccorsi dopo il terremoto nella vicina isola di Ischia. Tre anni dopo partecipò, come già accennato, all’assistenza ai malati di colera di Napoli.
Queste permanenze rafforzarono il suo amore per quei luoghi, fino alla decisione di edificare Villa San Michele per stabilirsi a Capri. La spettacolare villa San Michele attirò da subito ospiti illustri. Già nel 1897, si crede, che Oscar Wilde e il suo presunto amante Alfred Douglas vi passarono la notte dopo che l’albergo locale si era rifiutato di affittare loro una camera. Altri ospiti famosi negli anni che seguirono furono: Ellen Key, Rainer Maria Rilke, Anders Zorn e Henry James.
Durante la prima guerra mondiale San Michele divenne per un periodo ospedale per soldati feriti. La croce rossa inglese ricevette in prestito la villa, durante l’estate del 1917, mentre Munthe lavorava per la croce rossa sul fronte delle Fiandre. Questo non spaventò i visitatori, che anzi aumentarono al ritmo della fama di Munthe. E dopo l’enorme successo di La Storia di San Michele erano più numerosi che mai.
Munthe non tardò a trarre vantaggi dalla sua notorietà. Si servì, per esempio, di amici influenti per impedire la caccia agli uccelli a Capri. Ma, rendendosi conto che i poveri dell’isola vivevano di questa attività, iniziò a far pagare l’ingresso a quanti visitavano Villa San Michele, per donare il ricavato agli anziani e ai bisognosi dell’isola.
Munthe non rimase a lungo a San Michele, ma Capri fu quanto di più simile per lui a una casa, finché non lasciò definitivamente l’isola nel 1943. Alcuni anni più tardi donò Villa San Michele con tutte le sue proprietà allo Stato svedese, a cui tuttora appartiene.
Nell’altro libro, da me trovato, Il Sogno di San Michele, si accenna nell’introduzione al divario tra i successi di Munthe e la sua attuale notorietà e al fatto che, inspiegabilmente, il più famoso dei libri svedesi non venga mai menzionata nella storia della letteratura.
La spiegazione proposta è, tra l’altro, che i successi di Munthe disturbavano gli svedesi, che la sua amicizia con la regina Vittoria suscitò feroci pettegolezzi e che La Storia di San Michele fu pubblicata in un periodo in cui quel tipo di letteratura era considerata superata e non più interessante.
Il libro approfondisce anche la personalità di Munthe e la sua visione sulla professione medica. Già negli anni parigini, Munthe curava gratuitamente i poveri della città. Si rifiutava, inoltre, di ricevere compensi dagli amici artisti quando questi lo cercavano per le sue doti di medico e insisteva, anzi, decisamente nell’affermare di essere lui in debito con loro. Questo dice molto sulla relazione di Munthe con l’arte e, ancora di più, sulla sua filosofia di vita.
Una filosofia di vita che Munthe iniziò a praticare già negli anni da povero studente e non abbandonò mai per il resto della vita. Quando, molti anni più tardi, riscosse i primi successi dalla vendita delle lettere da Napoli - Från Neapel, volle che i guadagni andassero proprio ai bisognosi di Napoli e a favore degli animali locali. Si racconta anche che Munthe, durante il suo primo periodo a Capri, comprò un terreno per la metà del suo patrimonio di allora, per donarlo a un contadino dell’isola, caduto in miseria. Gli enormi guadagni derivati dalle vendite di La Storia di San Michele, furono devoluti, a loro volta, a varie opere di assistenza. La lista delle buone azioni potrebbe proseguire a lungo.
Ma Munthe aveva anche un lato oscuro, che né i successi né le buone azioni riuscirono a lenire, e che si andò acuendo negli anni.
Munthe era pessimista ed idealista al tempo stesso. Era un uomo che osservava l’esistenza con sguardo disilluso e, pur non riuscendo sempre a mettere a tacere lo sconforto che sentiva dentro di sé, fece del suo meglio per combattere la desolazione nel mondo che lo circondava.
Questa enigmatica doppia natura traspare chiaramente ne La Storia di San Michele.
Rigiro tra le mani la copia del successo di Munthe e concludo che devo leggerla per lasciare che sia il suo autore a parlare. Prendo in prestito il libro, ritorno a casa e mi siedo in poltrona con una tazza di te per iniziare la lettura.
Come mi aspettavo, La Storia di San Michele presenta contrasti sorprendenti.
Munthe confonde sogno e realtà in modo singolare, mostra una palpabile fissazione per la morte e, al tempo stesso, entusiasmo per la vita, e durante i suoi viaggi cede la parola a medici, spazzini, lapponi e parigini, santi, gnomi e cani.
Molto è, innegabilmente, frutto di invenzione, ma risulta quasi sempre affascinante.
La richiesta di scrivere di Axel Munthe era accompagnata dalla proposta del titolo ”Il Filantropo”. All’inizio mi era sembrato affettato, ma mi sono dovuto ricredere: è senza dubbio la storia di un filantropo, quella che imparo a conoscere durante la mia ricerca su Munthe.
Dai testi, di e su di lui, emerge un essere umano che non ha sempre amato incondizionatamente la vita, ma che non ha mai smesso di amare gli esseri umani e gli animali che la vivono.
E stando così le cose, l’altruismo e la generosità risultano ancora più straordinari.
Non si può negare che Munthe guadagnasse somme ingenti ed è per questo, forse, che si volle sminuire la sua generosità. Ma Munthe aiutava i bisognosi non solo con donazioni, ma anche di persona. Si recava nelle zone colpite e curava gratuitamente quanti avevano più bisogno di aiuto. Giunse ad accoglierli nella sua casa, quando ve ne fu bisogno.
I guadagni di Munthe, in definitiva, servirono a realizzare i due progetti della sua vita – costruire San Michele e aiutare i bisognosi. E questo non può in alcun modo essere sminuito.
Il mio primo incontro con Munthe mi ha insegnato molto. Può essere che mi sia lasciato andare ad abbellire i fatti a vantaggio della narrazione, ma questa non è che una delle tante abitudini di Axel Munthe, che ritengo degna di esser imitata.
Fredrik Franzén
Studente di lettere, presso l’Università di Stoccolma.