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Axel Munthe sostiene un esame di filosofia della medicina presso l’università di Uppsala nel 1867. Ha 19 anni. Dopo l’esame, un male che lo tormenterà a lungo – sospetta tubercolosi (o polmoni deboli, come si diceva all’epoca) – lo costringe a soggiornare in località del sud dell'Europa, e visita, tra l’altro, per la prima volta Capri.
Prosegue, in seguito, gli studi a Montpellier in Francia, presso un rinomato ginecologo di quegli anni, Amadée Courty, e nel 1880 discute a Parigi una tesi sulle emorragie dell’utero al momento del parto. La tesi suscitò scalpore. Le discussioni si protrassero a lungo per l’atteggiamento arrogante di Munthe e a causa delle fonti, in gran parte tedesche, su cui si basava la tesi, che irritarono le autorità francesi.
Munthe era, quindi, in primo, luogo ginecologo, ma si trovò a praticare come medico generico per tutto l’arco della sua carriera professionale. Prevalse, con il tempo, l’interesse per i disturbi di natura psicologica. Alla fine dell’Ottocento i metodi per il trattamento delle malattie mentali erano molto vari. Sigmund Freud, nato un anno prima di Munthe, nel 1856, non aveva ancora formulato la sua teoria della psicoanalisi.
I rimedi ordinati, più comuni, prevedevano movimento fisico, bagni freddi, morfina, cocaina ed altro. Nei manicomi i trattamenti non si distinguevano, in alcuni casi, dalla tortura: esempio eloquente è il, così detto, bagno lungo che prevedeva che il paziente venisse fatto stendere in una vasca (di acqua fredda), con un telo fissato sopra di lui per impedirgli di muoversi.
Era di moda anche l’ipnotismo, per cui Axel Munthe si riteneva particolarmente portato. Ipnotizzò a fini terapeutici sia uomini che animali. (per approfondimenti “Ipnosi come terapia” - Hypnos som läkande effekt). Era convinzione comune che il metodo sortisse un effetto rilassante sui pazienti con turbe mentali soggetti a crisi ricorrenti e si realizzava con l’imposizione delle mani.
Il ritratto di Axel Munthe oscilla da accomodante dottore dell’alta società – con l’unico obiettivo di ottenere prestigio attraverso la sua professione - a colto benefattore dell’umanità che cura i poveri senza compenso. Munthe da l’impressione di essere stato un medico molto responsabile, che si recava con frequenza a visitare i suoi pazienti, a volte quotidianamente, e che, non di rado, lavorava senza alcun guadagno. I pazienti, in alcuni casi, non disponevano di mezzi, come gli amici artisti di Parigi o i pescatori di Capri. Nell’alta società vigeva il codice d’onore di non chiedere mai un compenso, ma Munthe in un’occasione annota che quando sa che il paziente è agiato si aspetta, prima o poi, di essere ricompensato. Afferma, inoltre, (sebbene molto di quanto è scritto ne “La Storia di San Michele” non corrisponde sempre a verità) di avere, in più di un’occasione, praticato l’eutanasia.
Munthe riteneva che nell’impossibilità di aiutare un paziente a vivere, lo si poteva, almeno, aiutare a morire.
Munthe presta la sua opera di medico come volontario durante l’epidemia di tifo a Capri nel 1881, durante l’epidemia di colera di Napoli nel 1884 e per la Croce Rossa inglese ai tempi della prima guerra mondiale. È un uomo con inclinazioni artistiche: sa suonare il piano e cantare, mostra di interessarsi alla cultura in genere, e diviene, con gli anni, uno dei più letti autori svedesi. Sembra aver avuto una visione artistica del suo lavoro. Vive il suo ruolo di medico come una vocazione e, di conseguenza, presta la sua assistenza, spesso, gratuitamente: non fa altro, in fondo, che compiere il suo dovere. Ma è anche un uomo determinato a fare carriera, che, dopo un primo fallimento a Parigi, prende la sua rivincita a Roma.
Le diverse testimonianze mi portano alla conclusione che Munthe fu un medico che seppe sfruttare, sotto più di un aspetto, il rapporto di dipendenza instaurato con i suoi pazienti. Non solo per arrampicarsi nella scala gerarchia dell’aristocrazia, ma anche per introdursi nell’intimità delle sue pazienti femminili.
La medicina del tempo era ancora avvolta da un alone di mistero e le conoscenze dei medici nel campo delle malattie e dei rimedi presentavano molte lacune.
Munthe, al pari di altri medici di un’aristocrazia nevrotica, divenne una sorta di terapeuta con la capacità di infondere speranza, ma aveva, al contempo, un grande potere sui suoi pazienti. L’ipnosi aumentava la posizione dominante nei confronti dei suoi pazienti. Era unicamente lasciandosi guidare da lui, che i pazienti potevano sperare di guarire e questo li rendeva totalmente dipendenti dalla sua presenza. La devozione, mostrata da Munthe verso i pazienti, dipese anche dal suo ruolo sociale rispetto all’aristocrazia.
I contatti e le amicizie giuste costituivano l’unico mezzo per fare carriera. Il ruolo del medico nella società consisteva, nello stesso tempo, nell’essere un confidente spirituale e un ospite.
Questo non faceva che rafforzare la fiducia dei pazienti nel medico e, in fatto di malattie psicologiche e psicosomatiche, costituisce, indubbiamente, un buon punto di partenza.
Quando Axel Munthe discute la tesi di medicina a Parigi, ha solo 22 anni ed è, quindi, il più giovane laureato in medicina della Francia. Munthe apre, di seguito, uno studio a Parigi durante gli anni 1880-90. E’ attivo, principalmente, nella colonia d’intellettuali scandinavi presente a Parigi. Non consegue un gran successo, soprattutto non economico, e questo, come vedremo, sarà, all’inizio, un problema anche a Roma. Ma l’ambiente in cui si muove lo rende un personaggio pubblico in Francia e in Svezia, dove la stampa rende possibile seguire la vita artistica parigina.
Munthe compie frequenti viaggi a Capri e sulle Alpi e nel 1884 prende l’iniziativa di recarsi a Napoli, dove testimonia l’epidemia di colera, conta i contagiati e i morti e scrive, su queste esperienze, articoli pubblicati dal quotidiano svedese Stockholms Dagblad. Nel 1888 si stabilisce, per la prima volta, a Capri e diventa il medico degli isolani poveri, nella maggior parte dei casi, privi dei mezzi per potersi permettere le cure. Ai loro occhi, Munthe divenne quasi un santo protettore. Munthe era felice di evitare Parigi e si trovava bene a Capri con l’incarico che vi svolgeva. Neanche gli artisti parigini potevano permettersi di pagarlo; la difficoltà di Munthe, dunque, durante la sua prima permanenza a Capri, fu (come al solito) di natura economica.
Affermarsi presso l’alta società di Roma, gli avrebbe garantito stabilità economica – ma sono portato a credere che si trattasse, allo stesso tempo, del bisogno di ricevere conferme – e del desiderio di ritirarsi a Capri per curare gratuitamente gli umili e i bisognosi.
Ci volle tempo, probabilmente, perché Munthe rinunciasse ai progetti di carriera e realizzasse che a Capri si trovava meglio ed era di maggior aiuto che nelle grandi città. Ma all’epoca, va aggiunto, era stato elevato a medico ufficiale della corte svedese, una posizione che gli assicurava un prestigio ineguagliabile e un’entrata sicura.
Nel 1890 Axel Munthe apre uno studio a Roma a piazza di Spagna e negli anni che seguono si afferma annoverando tra i suoi pazienti ministri, lord e diplomatici, in massima parte, inglesi e americani. Nel 1891 la principessa Vittoria, erede al trono, diventa sua paziente, ma Munthe continua, nondimeno, ad avere problemi di natura economica.
È molto dispendioso per Munthe mantenere la sua immagine di medico dell’alta società. Deve prendere a nolo una carrozza personale, vestire abiti di lusso e vantare per il suo studio un indirizzo prestigioso.
Tutto viene, come sempre, finanziato da Georg Sibbern, diplomatico norvegese e caro amico di Munthe. Le costanti difficoltà finanziare di Munthe dipesero, in tutta probabilità, anche dalle sue scarse capacità amministrativa. Nel decennio successivo, Munthe fece una carriera brillante a Roma, ma non dimenticò la sua missione di medico dei poveri. Insieme ad altri, raccolse fondi in favore di mense, orfanotrofi e ospedali per bambini.
Axel Munthe e Vittoria, erede al trono del regno di Svezia e Norvegia, si incontrano la prima volta nel 1891, quando Vittoria lo interpella per un consulto durante la sua permanenza a Capri. Nel 1893 Munthe diventa il suo medico personale. Ha appena 36 anni, ma è un medico rinomato e alla moda in tutto il continente e costituisce una scelta appropriata agli occhi della corte. Riceve l’incarico, non solo per la sua reputazione di medico, ma anche perché viene ritenuto un confidente e una compagnia appropriata per Vittoria. Munthe stesso afferma di essere un medico inesperto che ha avuto fortuna con i suoi pazienti.
La terapia di Vittoria si basa principalmente sul clima mediterraneo, moto, buona compagnia, che sono, va detto, un buon rimedio alla depressione (o nervi fragili come si diceva allora); il suo matrimonio è molto infelice.
Sebbene Munthe non praticasse l’ipnosi su vittoria, il suo metodo fu forse di saperla influenzare, con il suo carisma e la sua franchezza? Come già in precedenza, Munthe non mantiene un distacco professionale dalla sua paziente. Vittoria, come tante altre, sviluppò una profonda dipendenza dal suo medico e il suo problema, oltre i polmoni, era di natura psicologica.
Nel 1903 Munthe ricevette il titolo di medico di corte e nel 1907 Vittoria fu incoronata Regina di Svezia. Da quel momento, avrebbe trascorso gran parte della sua vita in compagnia di Munthe, eccetto gli anni della prima guerra mondiale, quando Munthe, non potendo accettare di trovarsi dalla parte della Germania, collaborò con la Croce Rossa inglese, mentre Vittoria si trovava in Germania e in Svezia. La regina e il suo medico non si incontrarono, quindi, mai per sette anni. La relazione tra loro fu talmente lunga ed intima da alimentare il pettegolezzo che Munthe fosse, in realtà, l’amante di Vittoria. A giudicare dalle lettere che Axel e Vittoria si scrissero, non si può escludere.
Emil Strandberg
Studente di letteratura, presso l’Università di Stoccolma