Sovrintendenti

Submitted by Cecilia Klynne on Thu, 2007-09-13 15:24.

Foto: Peter de RuFoto: Peter de Ru

Josef Oliv primo sovrintendente di Villa San Micheles considerava suo compito prioritario rendere la proprietà un’istituzione economicamente indipendente, secondo le condizioni che avevano permesso che la donazione venisse accettata.

Nel libro di memorie, La Strada per San Michele / Vägen till San Michele (1972) fornisce vivaci descrizioni del suo lavoro frenetico teso a rendere la villa un museo e ad incoraggiare il flusso di turisti. Oliv era un uomo pratico e non si tirava indietro dall’eseguire personalmente gran parte delle riparazioni. La leggenda della villa, creata dal bestseller di Axel Munthe, la Storia di San Michele, fu arricchita da aneddoti tesi a rendere le visite guidate più interessanti e vivaci.

Per quanto riguardava gli scambi culturali Oliv diede ampio spazio alle celebrazioni tradizionali nazionali – svedesi come italiane – che videro la partecipazione della gente del luogo e di svedesi. Una rarità esotica, come la betulla svedese piantata nel giardino, è un incoraggiamento che testimonia le ambizioni di tali scambi culturali.
I successori di Oliv Eric och Kristina Berggren, entrambi archeologi appassionati di musica, si stabilirono con i quattro figli nell’alloggio del sovrintendente, appena finito di sistemare.

I Berggrens diedero nuovo impulso all’attività concertistica con serate musicali, regolarmente pubblicizzate, tenute nella cappella di San Michele, che in seguito andarono acquistando uno spessore più internazionale.

Attività per bambini e ragazzi furono sviluppati con lezioni di danza e di ritmica sul prato. La crescente attività concertistica attirò sulla villa anche l’interesse della gente locale.

Migliaia di turisti

Il flusso di turisti, che aumentò notevolmente durante gli anni Settanta, rese necessari interventi intesi a proteggere il delicato giardino e la villa dall’usura. Le folle di turisti, condotte attraverso la villa e il giardino, seguivano itinerari e percorsi realizzati in materiali particolarmente resistenti.

Il successore dei coniugi Berggrens Levente A.S. Erdeös, architetto SAR, e la moglie Maria Luigia Erdeös, unirono le capacità in materia d restauro con la gestione pratica e l’accoglienza degli ospiti. Villa San Michele versava allora in un’allarmante bisogno di interventi di restauro e furono prese le misure adeguate per evitare che mobili e opere d’arte si rovinassero.

I rapporti con il comune hanno sempre costituito una questione delicata. Ai tempi di Munthe gran parte delle entrate derivate dal museo andavano ai bisognosi del comune di Anacapri, ma quando il museo divenne l’unica entrata della fondazione le donazioni cessarono.

Alla fine degli anni Settanta si tentò di rafforzare e migliorare le relazioni con Anacapri con la donazione di Villa Rosa, una delle proprietà acquistate dalla Fondazione San Michele. Si provvide anche ad istituire una borsa di studio in favore della gioventù caprese per viaggi di studio in Svezia.

Anna Brodow
Critica d’arte