Interventi di restauro sul marmo

Submitted by Cecilia Klynne on Mon, 2007-07-09 09:06.

Foto: Peter de RuFoto: Peter de Ru
Nel 1997 la Fondazione per San Michele e l’Istituzione di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università di Göteborg (ICUG), istituirono una collaborazione per salvare gli antichi capolavori in marmo di Villa San Michele.

Il lavoro, da me condotto, vide la realizzazione di un progetto nel cui ambito gli allievi del corso di restauro potevano applicare le conoscenze teoriche e, contemporaneamente, imparare a conoscere l’arte classica e la cultura mediterranea.

Molte opere della collezione di antichità avevano bisogno di interventi immediati.

Freccero scrive:

Tutte le opere d’arte disposte nel giardino e negli ambienti a cielo aperto della villa, come l’atrio e la loggia, avevano bisogno di essere pulite o restaurate. Alcuni presentavano crepe profonde e, in molti casi, parti intere si erano staccate.

Altri erano coperti da licheni, muschi e pianti rampicanti che avevano causato lo sfaldamento della pietra.

Quando si interviene sugli oggetti di una collezione, sorgono molti interrogativi. Possono riguardare causa, provenienza e datazione, ma essere anche correlati alla tecnica e alla metodologia della conservazione.

Freccero scrive:

È altrettanto necessario decidere quali materiali vadano impiegati – tradizionali o moderni – e quale grado di pulitura si voglia raggiungere. L’oggetto deve, alla fine, risultare privo di difetti e il marmo bianco deve tornare al suo colore originario o si possono considerare altrettanto importanti i colori e le tracce lasciati dal tempo?

L’immortale spirito Mefisto

Interrogativi di altro genere sorgono sulla collezione. Questa esprime le preferenze e le scelte personali di un individuo. Cosa voleva realizzare Munthe? cosa voleva comunicare? Se consideriamo il contesto come espressione della visione personale di Munthe, come una sua creazione artistica, abbiamo il diritto di alterare questo contesto o va invece accuratamente preservato?
Durante gli interventi sulla collezione, per me era altrettanto importante conservare la visione di Munthe quanto i singoli reperti.

Freccero scrive::

Ritengo che Axel Munthe abbia plasmato il suo ambiente come un’opera d’arte, e che nel suo libro La Storia di San Michele abbia fornito gli indizi per interpretarla.

Il suo desiderio di apparire un protagonista della storia è innegabile. Durante la sua prima visita alla vigna di mastro Vincenzo rivela di aver incontrato uno spirito immortale, Mefisto. Dallo spirito Munthe viene a sapere di trovarsi sulle rovine di una delle ville di Tiberio e che sotto le viti giacciono sepolti tesori dimenticati. Guarda – gli dice Mefisto – indicando il mare a centinaia di metri sotto di loro – sai bene che alla notizia della morte dell’imperatore i tesori delle sue ville furono riversati in mare.

Stringe un patto con Mefisto e ha una visione di quello che edificherà: una dimora con molte stanze, logge splendenti e arcate poggianti su antiche colonne di marmo.

Munthe acquistò la vigna, la cappella di San Michele e perfino il monte Barbarossa con il suo castello. Edificò la sua villa secondo la tradizione classica e lasciò la sua impronta nell’ambiente.

La storia del luogo viene descritta attraverso i tesori restituiti dalla terra: stanze ipogee con pareti realizzate in opus reticulatum, affreschi in rosso pompeiano e pavimenti in mosaico di tessere bianche e nere.

Munthe scrive:

g La vigna era ricca di migliaia di lucide lastre in marmi colorati – africano, pavonazzetto, giallo antico, verde antico, cipollino, alabastro – ora inserite nei pavimenti della grande loggia, della cappella e di alcune delle terrazze. Nel corso degli scavi ritrovammo una coppa incrinata in alabastro dalle forme ricercate, molte anfore greche, una grande quantità di frammenti di sculture della prima epoca romana, tra cui – secondo mastro Nicola – la gamba di Timberio, oltre a dozzine di iscrizioni greche e romane” (Axel Munthe, LaStoria di San Michele, 286-87).

Ci racconta che la villa prende forma senza un preciso progetto architettonico. È permesso costruire, abbattere e ricostruire finché il risultato non raggiunge la perfezione. L’occhio è l’unico giudice infallibile. Frammenti di sculture di epoche remote vengono disposte ovunque nel suo giardino. Colonne gotiche sorreggono le volte del chiostro della cappella e sopra la sua scrivania viene collocata la testa di Medusa che lui stesso ritrovò in mare. Una vera antica, in marmo bianco, proviene dal convento di suore di Napoli, dove Munthe prestò la sua opera di medico durante l’epidemia di colera del 1884. In realtà erano presenti sia un progetto sia un architetto, ma realizzarono le indicazioni fornite dalla sua visione.

Agneta Freccero
Laureata in Conservazione dei Beni Culturali