Strindberg stronca Munthe

Submitted by Cecilia Klynne on Tue, 2007-07-10 02:17.

Foto: Peter de RuFoto: Peter de Ru

Sembra quasi che Strindberg abbia invidiato Munthe, come molti altri della società svedese dell’epoca e, non da ultimi, i suoi colleghi medici.

Strindberg non riusciva a considerare sincera la posizione di Axel Munthe come idealista della natura e la sua esistenza artistica e di conseguenza a riconoscere il suo ruolo come scrittore.

Nell’agosto del 1886, Strindberg scrive a Verner von Heidenstam, proponendogli di prendersi gioco di Munthe:

Dagli una bella sferzata per cominciare. La natura stessa è idealista! O Dei! Ma la signora Edgren ha affermato che lui è la penna più fine della Svezia! Io, che ho l’onore di essere la penna più cruda della Svezia, non sono invidioso, ma mi rimetto al tuo giudizio.

Il 14 aprile Strindberg compone una nuova “ode” su Munthe:

Ho appena letto le oscenità di Puck-Munthe e mi sento oltraggiato da un uomo senza cuore che si nasconde dietro la simpatia suscitata dagli animali, celando la sua malvagità e il suo disprezzo per gli uomini. È il libro più odiosamente ipocrita che abbia mai letto. Non sparare ai galli di montagna, ma macella tranquillamente i buoi! Qui trovi ingenuità e stupidità insieme a malafede. Autocompiaciuto come una puttana, sprezzante quando non ha più bisogno di clienti, si identifica con le forme più basse degli esseri viventi, come i cani, e, ancora da lì, sputa sul verismo e sui veristi! Che miseria di uomo! Che schifo! (von Platen 1999, p.190)

Che cosa infastidiva Strindberg al punto di riversare queste parole sprezzanti su Munthe? Cito da “Lettere da Napoli/Bref från Napoli, il capitolo “La filosofia degli ignari / Riflessioni sulla via del ritorno dai quartieri dei poveri/”, dove Munthe ha un dialogo con la sua asina.

Munthe scrive:

Cosa andavi mormorando tra te a mezza voce, mentre tornavamo a casa questa notte, mi chiese l’asina l’altro giorno. Mi sembrò di distinguere tra le tue parole, il nome di un grande scrittore, che ha scritto tanto sulla vita dei poveri, che con le sue commoventi descrizioni della miseria ha saputo suscitare l’interesse compassionevole per i bisognosi e ha aumentato la tiratura dei suoi libri. Si, hai indovinato, Rosina, ma non facciamo nomi; parliamo in generale, guardiamo le cose in grande, tu, mia piccola asina, ed io. Ma tu sai a chi stavo pensando, a lui, il celebre autore della scuola moderna che “descrive la verità”, a lui, che nella sua comoda poltrona davanti al suo elegante scrittoio lascia che la penna scorra liberamente sul foglio. Non disturbiamolo, limitiamoci ad osservarlo, ogni secondo del suo tempo è prezioso, il manoscritto deve essere pronto tra pochi giorni e non è facile stabilirne la lunghezza, quando l’editore paga 2 franchi a riga. (Axel Munthe, da Lettere da Napoli/Bref från Napoli, Stockholms Dagblad 1/12 1884)

Molti hanno, più tardi, tentato di analizzare e dare un giudizio sulla relazione che legò i due uomini. Uno di questi, l’autore Olof Lagercrantz, scrive nel suo libro “Min första krets”

Lagercrantz scrive:

Munthe aveva già iniziato la sua opera in favore della protezione degli uccelli a Capri, era amico di Mussolini e nemico giurato di tutti i cacciatori. Egli è, come scrive Strindberg nella sua lettera ad Heidenstam nel 1888, un uomo senza cuore che si nasconde dietro la simpatia suscitata dagli animali, celando la sua malvagità e il suo odio per gli uomini. Strindberg aveva conosciuto Munthe a Parigi nel 1883 dove questi era un medico della società in vista. Con il tempo avrei imparato ad apprezzare la posizione di Strindberg. Munthe è il tipo di scrittore che sa compiacere i sentimentalismi e le forme più rozze di umanità. Da qui deriva il suo successo. Era un demistificatore dell’umanità e quindi un precursore del fascismo. Ma avevo una lunga strada da compiere prima di giungere a questa conclusione. Se avessi letto la lettera di Strindberg all’epoca, l’avrei giudicata dura e volgare. (Min Första krets, cap. 21, 1982)

Munthe, da parte sua, si pronuncia raramente su Strindberg. Ma molto tempo dopo gli anni parigini da studente, scriverà ne La Storia di San Michele che “Egli è un genio malato”

Anders Lindström
Muntheana