Foto: Peter de Ru
Nella parte più remota del giardino, immediatamente soprastante il punto dove la pergola finisce, troviamo i resti di un c.d. cubiculum, una piccola camera da letto.
Sulle pareti si distinguono tracce di affreschi eseguiti in rosso su sfondo bianco, di uno stile comune p.es. a Pompei. Questi affreschi sono probabilmente di poco posteriori al periodo augusteo (27 a.C. - 14 d.C.). Secondo Arvid Andrén questo indicherebbe che anche Tiberio deve aver utilizzato la villa.
Il pavimento consiste di un mosaico semplice su fondo bianco con elementi decorativi in nero, composto di pezzi musivi di piccole dimensioni, c.d. tesserae. Nella parte destra della stanza il pavimento si presenta leggermente rialzato, in corrispondenza probabilmente del punto in cui era collocato il letto. Sopra questo cubiculum Munthe fece collocare a protezione una tettoia.
Nelle immediate vicinanze sono altri resti di muri di epoca romana. Forse appartenenti a un ambiente adiacente o a un portico aperto in direzione del mare. Anche qui è conservato un angolo del pavimento musivo simile a quello nel cubiculum e resti dell’intonaco sulle pareti dipinto in rosso pompeiano. Di maggior interesse rimane, comunque, la parete stessa realizzata nel c.d. Opus Reticulatum, tecnica in cui il nucleo in opera cementizia veniva rivestito con tufelli a base quadrata collocati a formare una trama a rete. Questa tipo di paramento è molto comune in epoca augustea.
Sono questi i resti di villa romana che Amedeo Maiuri definì ”i più scarsi e più rinomati di Capri”
Ragnar Hedlund
Dottorando in Antikens kultur och samhällsliv, Università di Uppsala