Foto Peter de Ru
"La Storia di San Michele" è considerato il capolavoro di Munthe. Fu il libro alla cui stesura dedicò maggior tempo e contiene la storia della sua vita e, come lascia presagire il titolo, della sua casa.
Nella prefazione all’edizione svedese Munthe nega, tuttavia, che si tratti di un’autobiografia:
Munthe scrive:
I critici inglesi si sono affannati a cercare di classificare La storia di San Michele. Alcuni hanno definito il libro Un’autobiografia, altri Le memorie di un medico. Il libro non è né l’uno né l’altro.” (Munthe, 1930, p. viii)
Axel Munthe continuava ad occuparsi dei suoi libri anche dopo averli terminati e pubblicati. Negoziava con le case editrici, dava consigli sulla pubblicazione e usava volentieri le prefazioni per commentare sia la sua opera di scrittore nella sua interezza sia il testo singolo.
Le prefazioni presentano tutte il medesimo schema: Munthe afferma di aver esitato a pubblicare il testo, ma di essersi lasciato poi convincere. Era sua intenzione correggere e migliorare i testi prima di pubblicarli, ma non è stato possibile.
Se gli fosse stato possibile operare un’accurata selezione dei testi, a suo dire, non sarebbe rimasto nulla degno di esser pubblicato. In realtà egli non è uno scrittore e si aspetta di ricevere dure critiche. In “Da Napoli. Corrispondenze di viaggio” - Från Neapel. Resebref, ammonisce ironicamente:
Munthe scrive:
...prima che i signori critici si preparino a mangiarmi vivo, voglio in ogni caso avvisarli, che qualche microbo del colera potrebbe avermi seguito … “(Munthe, 1885)
Questo atteggiamento, di pretesa umiltà, ritorna in tutti i libri, nonostante gli immediati successi riscossi da pubblico e critica.
Un altro stratagemma per prendere le distanze dal suo ruolo di autore, è il gioco delle identità. Attraverso i diversi personaggi (Puck, Axel e quanti, come l’asina Rosina, danno voce al suo pensiero), rifiuta o accetta la responsabilità dei testi.
Esempio eloquente, è la prefazione di “Da Napoli. Corrispondenze di viaggio” - Från Napoli. Resebref, dove nella veste di Puck solleva Axel Munthe da ogni sospetto di essere l’autore del libro, nonostante la fatale somiglianza del nome con il “vero” autore Puck Munthe. Nemmeno Puck Munthe vuole portare il peso di tutta la responsabilità per il contenuto del libro e chiama, a sua volta, in causa l’asina Rosina, che ritorna nella narrazione.
In seguito, in “Piccoli schizzi” - Små skizzer, Puck si pente e accetta tutta la responsabilità delle lettere scritte da Napoli. Questo giocare a nascondersi dietro i nomi, crea parentesi umoristiche all’interno della narrazione. Come lettore non posso fare a meno di sorridere, quando i diversi personaggi si incolpano a vicenda - incolpando in ultima analisi lui stesso! - e quando elegge l’asina ad autore. Il continuo riferimento ai testi precedenti costituisce, allo stesso tempo, un espediente per unire tutti gli scritti in un’unica opera letteraria.
Letteratura e cultura furono una parte della vita di Axel Munthe, sebbene fossero le sue esperienze di medico ad ispirare la sua opera di scrittore. Nell’introduzione a ”La Storia di San Michele”
Munthe scrive:
...non pretendo di meglio che non essere sempre creduto; ho, in ogni caso, molto di cui dover rispondere. Lusingherà la mia ambizione di scrittore, riuscire in questo mio intento. La vita è un narratore eccellente.”(Munthe, 1930, p. ix )
Emma Strindmar Norström
Studente di letteratura, presso l’Università di Stoccolma